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abstract Bagliori indaga le forze invisibili che attraversano corpo e suono. La ricerca si muove in due direzioni: prima un'immersione nell'interiorità corporea, dove emerge una geografia somatica policentrica; poi un'espansione verso l'ambiente circostante, popolato da vibrazioni nascoste. Il lavoro sonoro si costruisce attraverso il feedback acustico, che cattura e amplifica le risonanze ambientali, preesistenti all’azione scenica: il mondo in Bagliori risuona già, anche senza intervento umano. Gli strumenti, i corpi e lo spazio formano un sistema che mette in discussione i concetti stessi di causa ed effetto, di oggetto e soggetto, di ambiente, strumento, performer. Danza e musica si intrecciano rispondendo all'irripetibilità del momento presente: la geometria del luogo, le presenze, le tensioni emotive. Ciò che emerge sono realtà prodotte dai corpi messi sotto pressione fisica e acustica.

Sorgenti

Marta: Il progetto è nato dal desiderio di far danzare il corpo invisibile e sottile, mettendo in movimento l’esperienza interiore, energetico-percettiva che si esprime poi nella forma. Si è preso ispirazione da mappe e rappresentazioni del corpo di diverse tradizioni, orientali e del mesoamerica, per poi incamminarsi verso una esplorazione personale. Il viaggio è iniziato con un ritrarsi dei sensi all’interno, dove la dimensione immaginifica e simbolica del paesaggio corporeo diventa più forte e i confini si ammorbidiscono. Visitare lo spazio interno del corpo sottile implica uno sprofondare verso l’infinito che ci abita dentro. Sono apparsi vortici e flussi, crateri e condensazioni, presenze antiche e ancestrali. Bagliori porta in laboratorio un corpo che sperimenta come stati energetici specifici si materializzano in posture danzanti. Il paesaggio interno—abitato da immagini e memorie—si condensa in una forma mutevole, visitando raffigurazioni del corpo di diversa provenienza. La danza attraversa diverse qualità atmosferiche, determinate dagli stati di connessione a questi immaginari. Nell’incontro del corpo della danza con il suono, è emerso l’interesse a intraprendere un viaggio ugualmente percettivo nella direzione opposta: verso l’esplorazione dello spazio intorno al corpo e delle forze vibrazionali invisibili che vi agiscono.

Marco: L’esplorazione è quella di un corpo “vuoto”, ma già infinitamente pieno di possibilità che risuona con l’ambiente esterno, lasciandosi muovere dalle vibrazioni amplificate dello spazio che abita. Bagliori sviluppa così le qualità relazionali del corpo che entra in risonanza con lo spazio architettonico, sonoro e tattile—proprio come fanno gli strumenti musicali. Questi aggregati sonori sono strumenti di nuova invenzione in fase di sperimentazione. Conducono lontano dal conosciuto, verso angoli remoti del suono, producendo una musica nascosta, che però risulta visibile quando la andiamo a cercare. Sono oggetti sonori che sfruttano il feedback come fenomeno costruttivo: innescano la vibrazione della membrana di un tamburo o della superficie metallica di un tam tam (un particolare tipo di gong). Questi strumenti testimoniano che ogni oggetto è sempre in vibrazione, anche senza intervento umano.

Giulio: Le vibrazioni coinvolgono l’ambiente in modo non omogeneo, mappando le caratteristiche dello spazio in zone di pressione. L’emersione di feedback e risonanza dipende da numerose variabili in costante relazione: geometria della stanza, intonazione della membrana, livello di amplificazione, il corpo in movimento. La ricerca esplora come la danza può guidare alcune di queste variabili, modificando lo spazio e trasformando le percezioni sonore in retroazione con la musica.

Ciò che vogliamo generare in questo progetto coreografico sono spazi di ascolto e intensità visibili: realtà prodotte dai corpi messi sotto pressione, fisica e acustica.

Poetica

Marta: Il corpo è un ricettacolo di forze che lo muovono e lo abitano. Come una membrana permeabile si trasforma costantemente in relazione all’ambiente e può viaggiare al confine tra mondi diversi: dentro/fuori, tu/io, qui/là, passato/presente, realtà/sogno, centro/periferia, umano/non umano. Il suono, allo stesso modo, agisce come un rivelatore: amplifica vibrazioni che abitano lo spazio su scale normalmente impercettibili, rendendole sensibili e presenti. Corpo e suono diventano così due modalità di accesso all’invisibile, due membrane che rispondono e si influenzano reciprocamente. Alimentare la meraviglia che si accende nel contattare i meccanismi “magici” del corpo e della realtà in cui siamo immersi – come un bambino alle prime esperienze di sé e del mondo – è una condizione essenziale per questa ricerca. Bagliori nasce da un tentativo di entrare in contatto con ciò che è sconosciuto, ignoto. Sia quando ci si guarda dentro, attraverso l’esplorazione del paesaggio interiore, sia quando ci si mette in un atteggiamento di scoperta verso fenomeni dell’ambiente che sfuggono al quotidiano. In questo processo, ciò che emerge non è mai del tutto prevedibile: è nell’imprevedibilità dell’incontro tra corpi, suoni e spazi che si manifesta la vita della performance.

Metodologia

Marta: Dopo una prima fase di preparazione in Italia, ad agosto e settembre 2024 sono stata in residenza artistica due mesi in Messico, dove il lavoro di ricerca sul corpo invisibile e sul paesaggio interno ha preso forma attraverso immagini e suggestioni del luogo. Con gli elementi raccolti ho costruito una mappa di riferimenti simbolici che hanno nutrito l’immaginario di Bagliori. In Messico il mondo invisibile è inestricabilmente connesso e presente a quello ordinario, non antropocentrico e comunitario. Il mondo degli antenati o l’inframondo, il mondo di questo piano e il mondo degli spiriti, secondo la tradizione sciamanica, sono in comunicazione. Nella ricerca sono così confluite l’idea di ombelico come centro cosmico e punto di accesso alle tre dimensioni, l’albero Ceiba come Axis mundi e colonna vertebrale, il simbolo ricorrente della spirale e del fulmine, le rappresentazioni del corpo di alcune statuette pre-ispaniche, la presenza simultanea di oscurità e luminosità. Il forte sincretismo che permea la cultura in questa regione del mondo è colato nella ricerca. Il secondo mese di residenza si è svolto al Museo Anahuacalli a CDMX, progettato da Diego Rivera, che accoglie la sua collezione di reperti archeologici pre-ispanici, principalmente rappresentazioni umane, animali e divine. La struttura architettonica dell’Anahuacalli e la distribuzione della collezione rispecchiano i tre livelli della realtà: inframondo, quotidiano e spiriti. I pezzi della collezione, pregni di densità materica e simbolica, sono entrati a far parte delle figure che abitano Bagliori. A questa fase della ricerca si può associare un movimento centripeto: l’esplorazione dello spazio interno del corpo, come se si fosse attratti da una molteplicità di buchi neri che disegnano un’anatomia decentrata. Il movimento nasce dall’attivazione di specifici punti nel corpo, dall’incarnazione di immagini e dal dialogo con la musica che penetra il corpo e lo muove.

Marco: Attualmente invece il lavoro è bensì centrifugo, si va verso l’esplorazione dello spazio esterno. Anch’esso multicentrico e abitato da intensità invisibili, il suono e il corpo le amplificano. Questa doppia direzione – centripeta verso l’interno del corpo e centrifuga verso l’esterno dello spazio – si riflette anche nella costruzione sonora, che si sviluppa in due stazioni distinte. Nella prima, il tam tam propaga vibrazioni che si espandono nello spazio: il corpo dello strumento è mappato gestualmente per guidare l’emersione di timbri specifici, in una relazione che procede dall’interno dell’oggetto verso l’ambiente circostante.

Giulio: Nella seconda stazione, il movimento si inverte: attraverso il rototom e il mixer, lo spazio esterno viene catturato e amplificato. Qui il principio costruttivo è il feedback acustico – il larsen – un fenomeno in cui il suono si ripiega su se stesso in un loop che si autoalimenta, catturando e amplificando le risonanze della stanza stessa. In questo sistema, il mixer non è semplicemente uno strumento di controllo ma diventa interfaccia per guidare il feedback: è l’intero ecosistema – mixer, altoparlanti, microfoni e stanza – a costituire lo strumento. Il rototom è il secondo strumento in feedback: un tubo risonante con un microfono a un’estremità capta le differenze di vibrazione nella membrana e le amplifica, portandole a una dinamica percepibile e un altoparlante all’altra estremità del tubo le asseconda. Questo circuito è anche aperto alla stanza: il rototom entra in relazione con lo spazio circostante generando comportamenti caotici in cui l’azione non è direttamente proporzionale al risultato. È il processo stesso a essere messo in luce, piuttosto che la prevedibilità del gesto. Danza e suono abitano questo ecosistema performativo come agenti interdipendenti: le loro relazioni si intrecciano attraverso punti di raccordo che emergono nell’interazione, rispondendo alle caratteristiche dello spazio presente – inteso sia come luogo fisico (geometria, materiali, architettura) sia come campo relazionale (presenza di corpi e oggetti, tensioni emotive, connotazioni culturali), sia come spazio delle possibilità degli interpreti – quello che viene definito l’hic et nunc, l’unicità irripetibile del momento che include anche lo stato emotivo dei presenti.

Scheda Tecnica

Il lavoro prevede una componente sonora diffusa su almeno quattro altoparlanti attivi, da disporsi nello spazio secondo indicazioni che verranno concordate in fase di allestimento. È richiesta la disponibilità di un mixer analogico o digitale con almeno quattro uscite indipendenti per la gestione della spazializzazione audio.

Il gruppo di lavoro dispone di strumentazione propria: tam tam, rototom con sistema di ampli- ficazione dedicato, due microfoni a condensatore omnidirezionali e un microfono a condensatore cardioide. Si richiede tuttavia la fornitura di tre aste microfoniche (preferibilmente con braccio orientabile) e della cablatura necessaria sia per i microfoni (XLR) sia per il collegamento tra mixer e diffusori.

Per la natura della prassi musicale, che si basa sul feedback acustico e sull’interazione con le caratteristiche del luogo, si richiede uno spazio con caratteristiche acustiche non eccessivamente smorzate, senza trattamenti fonoassorbenti invasivi. Lo spazio del Supercinema risponde a queste necessità.

Per l’illuminazione si richiede la dotazione luci standard dello spazio, adeguata a una performance di danza. Non sono previste proiezioni video né ulteriori esigenze tecniche. Eventuali specifiche tecniche relative alla potenza degli altoparlanti e ulteriori dettagli potranno essere concordati in fase di approfondimento del progetto.

Storico

  • Novembre 2023: Residenza come artista satellite nell'ambito del programma RicercaX, Lavanderia a Vapore, Torino.

  • Febbraio e aprile 2024: Laboratori aperti al pubblico presso Spazio Rossellini, Sharing In Rome e Fivizzano27, Roma.

  • Agosto 2024: Residenza artistica a San Pablo Etla, Oaxaca, Messico. Borsa di studio Museo Nuria Rengifo (Ecuador).

  • Settembre 2024: Residenza presso il Museo Anahuacalli, Città del Messico (museo progettato da Diego Rivera), con laboratorio aperto al pubblico.

  • 5 ottobre 2024: Prima apertura del lavoro: Resplandores, Anatomías descentralizadas presso l'Istituto Italiano di Cultura, Città del Messico. Danza e coreografia: Marta Sponzilli. Suono: Ana Mayra Tang.

  • 1° febbraio 2025: Presentazione dello studio presso Spazio Rossellini, Roma, nell'ambito di Sharing Blooms, Sharing In Rome. Danza e coreografia: Marta Sponzilli. Suono: Marco Di Gasbarro.

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